Chi cerca questa parola di solito ha in mente una situazione precisa: una malattia, una medicina che prende da tempo, l'età. La domanda è sempre la stessa: tutto questo impedisce di mettere un impianto?
Nella maggior parte dei casi la risposta è no, ma cambia il percorso. Le condizioni che impediscono del tutto un impianto sono poche.1 Le altre si affrontano prima dell'intervento, oppure si gestiscono insieme al medico che segue il paziente.
Qui spieghiamo che cosa si guarda e perché. Non troverà un elenco di chi può e chi non può: quella valutazione si fa in studio, sulla storia di ogni persona.
Le tre categorie
Che cosa significa controindicazione
La parola copre tre situazioni diverse. Quelle assolute sono due: uno stato di salute che non permette nessun intervento chirurgico in bocca, e le ossa del viso che stanno ancora crescendo.2 Tutto il resto rientra nelle altre due categorie, che nella pratica sono quelle che incontriamo quasi sempre.
Controindicazioni da risolvere prima
Gengive malate, infezioni in corso, igiene da rimettere a posto. Sono situazioni temporanee: cambiano l'ordine e i tempi delle cure.
Controindicazioni da coordinare con il medico curante
Malattie e terapie in corso. La decisione si prende insieme allo specialista che le segue.
Vediamo le condizioni di cui i pazienti ci chiedono più spesso.
Diabete
Diabete
Il diabete da solo non risulta collegato alla perdita dell'impianto. Uno studio che ha raccolto i dati di 51 ricerche non ha trovato un legame chiaro tra le due cose,3 e una revisione successiva arriva alla stessa conclusione quando il diabete è sotto controllo.4
Quello che conta è il controllo della glicemia, perché influisce sulla guarigione dei tessuti e sul rischio di infezione. Quando è poco controllato, il diabete compare tra i fattori di rischio della perimplantite.5 Alla visita servono quindi gli esami recenti e il quadro della terapia che sta seguendo.
Ossa
Osteoporosi e farmaci per le ossa
L'osteoporosi in sé non risulta collegata alla perdita dell'impianto.3 L'attenzione si sposta sui farmaci che la curano, i bifosfonati e gli altri medicinali che proteggono l'osso.
Per noi questi farmaci sono una controindicazione relativa, da valutare insieme al medico curante: contano il tipo di farmaco, il modo in cui viene somministrato, la dose, da quanto tempo lo si assume e il motivo per cui è stato prescritto.
Le linee guida internazionali distinguono due situazioni.6 Quando questi farmaci vengono dati per iniezione o flebo durante una cura oncologica, l'impianto è controindicato. Quando invece si assumono per l'osteoporosi, l'impianto non è escluso: il rischio della complicanza temuta, una sofferenza dell'osso delle mascelle, resta sotto lo 0,05%.
Chi prende questi farmaci lo dice alla visita, insieme all'elenco completo delle medicine. Il confronto con chi li ha prescritti fa parte della valutazione.
Fumo
Fumo
Il fumo è il fattore con i dati più solidi. Chi fuma perde l'impianto quasi il doppio delle volte rispetto a chi non fuma,3 e ha all'incirca il doppio del rischio di sviluppare un'infiammazione intorno all'impianto.5
Fumare non impedisce di mettere un impianto. Ne parliamo alla visita perché cambia il rischio, e quindi cambia anche il programma dei controlli dopo l'intervento.
Radioterapia
Radioterapia alla testa e al collo
Chi ha fatto radioterapia in questa zona ha ossa che guariscono più lentamente. Gli impianti reggono un po' meno: 91,9% ancora in sede contro il 97% di chi non è stato irradiato. Il rischio è più alto nei primi dodici mesi dopo la fine delle sedute.7
Qui la decisione, e soprattutto il momento in cui affrontare l'intervento, si prende insieme all'oncologo e al radioterapista.
Cuore e terapie
Cuore, circolazione e terapie in corso
Le malattie del cuore tenute sotto controllo non risultano una controindicazione.4 L'attenzione riguarda soprattutto l'anestesia, e si affronta con il cardiologo.
Per alcune condizioni del cuore, come una valvola artificiale o un'infezione cardiaca avuta in passato, le linee guida prevedono una copertura antibiotica prima degli interventi in bocca, compresi gli impianti.8 Lo decide il cardiologo insieme all'odontoiatra.
Chi prende farmaci che rendono il sangue più fluido merita un discorso a parte. L'intervento di implantologia rientra tra quelli con più rischio di sanguinamento, quindi va pianificato tenendo conto della terapia.9 Di norma questi farmaci non si sospendono, e nessuna modifica viene decisa dal paziente da solo o in studio senza il medico che li ha prescritti.10
Anche con le difese immunitarie ridotte gli impianti tengono. Una ricerca che ha raccolto 62 studi e oltre 1.700 impianti in persone con trapianti, malattie autoimmuni, chemioterapia o HIV non ha trovato differenze nella durata a due anni e oltre.11 Resta necessario valutare il rischio prima, insieme al medico curante.
Nella bocca
Quello che conta dentro la bocca
Gengive malate (parodontite)
La parodontite si cura prima di mettere l'impianto. I batteri che infiammano le gengive intorno ai denti possono fare lo stesso intorno a un impianto, e chi ha avuto la parodontite rientra tra i pazienti più seguiti per questo motivo. Il percorso parte quindi dalla cura delle gengive e prosegue quando la situazione è stabile.
Bruxismo
Digrignare i denti di notte non sembra danneggiare l'osso intorno all'impianto. Può però mettere sotto sforzo la parte meccanica, cioè la corona e i componenti.12 Chi digrigna lo dice alla visita: cambia il modo di distribuire i carichi e la frequenza dei controlli sulla protesi.
Poco osso
Avere poco osso non chiude la strada all'impianto. Cambia la tecnica, la sequenza e a volte il tipo di percorso. Si valuta con la TAC 3D, e per queste situazioni esistono soluzioni dedicate: impianti con poco osso e rigenerazione ossea.
Igiene e controlli
Un'igiene insufficiente e i controlli saltati sono tra le cose che possono compromettere il risultato.2 Sono anche le due su cui il paziente incide di più, come spiega la pagina sul mantenimento degli impianti.
Età
L'età conta?
Un limite c'è, e riguarda i più giovani: finché le ossa del viso crescono, l'impianto si rimanda. L'osso continua a cambiare, mentre l'impianto resta fermo dove è stato messo.
Verso l'alto non esiste un limite di età. L'età in sé non è un rischio: con gli anni si aggiungono più spesso malattie e terapie, e sono quelle che si valutano, con il medico curante quando serve. A dieci anni dall'intervento, nelle persone dai 65 anni in su, risulta ancora in sede il 91,5% degli impianti.13
Come tutti i numeri di questo articolo, è una media su gruppi di pazienti, non una previsione sul singolo caso.
In visita
Come si valuta tutto questo in visita
Servono quattro cose: la storia clinica raccolta con calma, l'elenco completo delle medicine, i referti recenti e la TAC 3D. Quando una condizione lo richiede, il passo successivo è sentire il medico che la segue.
Cosa portare al primo incontro
L'elenco delle medicine che prende, con le dosi e da quanto tempo. Gli esami del sangue recenti. I referti degli specialisti che la seguono. Radiografie o TAC già fatte, anche di qualche anno fa. Il nome del medico di famiglia e degli specialisti di riferimento.
Il primo incontro serve a mettere insieme questo quadro. Da lì si capisce se la strada dell'impianto è percorribile, in quale ordine e con quali passaggi prima.
Una condizione da gestire cambia l'ordine e i tempi delle cure, e in alcuni casi la scelta del percorso.
Per questo si parte dalla storia clinica completa, prima ancora che dal dente mancante.
Fonti
- Kullar A.S., Miller C.S. Are There Contraindications for Placing Dental Implants? Dental Clinics of North America, 2019;63(3):345-362.
- Società Italiana di Osteointegrazione (SIO). Consenso informato per terapia implantare, 2014.
- Chen H. et al. A meta-analysis of the survival rate of dental implants in patients with systemic conditions and habits. PLoS ONE, 2013;8(8):e71955.
- Gómez de Diego R. et al. Indications and contraindications of dental implants in medically compromised patients. Medicina Oral Patología Oral y Cirugía Bucal, 2014;19(5):e483-489.
- International Team for Implantology (ITI). Sintesi delle meta-analisi su fattori di rischio e perimplantite.
- American Association of Oral and Maxillofacial Surgeons. Medication-Related Osteonecrosis of the Jaw: 2022 Update.
- Toneatti D.J. et al. Survival of dental implants in irradiated head and neck cancer patients. Clinical Oral Investigations, 2021;25(10):5579-5593.
- Health Service Executive (Irlanda). Antibiotic Prophylaxis of Infective Endocarditis for Dental Procedures, v2.0, 2024.
- Scottish Dental Clinical Effectiveness Programme (SDCEP). Management of Dental Patients Taking Anticoagulants or Antiplatelet Drugs, 2ª ed., 2022.
- American Dental Association. Oral Anticoagulant and Antiplatelet Medications and Dental Procedures, aggiornamento 2022.
- Duttenhoefer F. et al. Dental implants in immunocompromised patients: a systematic review and meta-analysis. International Journal of Implant Dentistry, 2019;5(1):1-12.
- Manfredini D., Poggio C.E., Lobbezoo F. Is bruxism a risk factor for dental implants? Clinical Implant Dentistry and Related Research, 2014;16(3):460-469.
- Howe M.S. et al. Long-term (10-year) dental implant survival: a systematic review and sensitivity meta-analysis. Journal of Dentistry, 2019;84:9-21.
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Il tuo caso specifico
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Il primo incontro comprende la raccolta della storia clinica e la TAC 3D. Lo Studio Di Croce lavora a Pescara dal 1994.
