Un impianto può funzionare per anni e perdere supporto più tardi. La causa più discussa in letteratura è la perimplantite: un'infiammazione provocata dalla placca batterica che si accumula intorno all'impianto.
Si sviluppa per gradi, e nella prima fase l'osso non è ancora coinvolto. Il quadro generale delle cause di perdita di un impianto si trova in Il corpo può rifiutare un impianto dentale?
Definizione
Cos'è la perimplantite
Il consenso del World Workshop 2017 (Berglundh et al., Journal of Clinical Periodontology, 2018) la definisce una condizione associata alla placca: infiammazione della mucosa intorno all'impianto con perdita progressiva dell'osso che lo sostiene. Ricorda la parodontite, che riguarda i denti naturali. La fase in cui l'infiammazione resta nei tessuti molli si chiama mucosite perimplantare.
Mucosite perimplantare
Sanguinamento, a volte arrossamento, gonfiore o pus. L'osso non perde altro rispetto al normale assestamento iniziale.
Perimplantite
Gli stessi segni di infiammazione, con una perdita di osso che aumenta nel tempo e si vede alla radiografia.
Il consenso indica la rimozione accurata del biofilm, cioè dell'accumulo di batteri, come presupposto per prevenire e gestire tutte le condizioni perimplantari. Quanto sia diffusa la perimplantite varia molto da studio a studio, perché dipende dai criteri usati per definirla.
Segnali
Segnali da riferire allo studio
Sanguinamento intorno all'impianto, gengive gonfie o arrossate, pus, un cambiamento di gusto o di odore, una sensazione di mobilità: sono segni da riferire allo Studio appena compaiono, anche se non preoccupano. Servono a decidere se anticipare il controllo: quanto prima si interviene, tanto più le opzioni sono conservative. La perimplantite può essere presente anche senza dolore, e per questo i controlli periodici contano.
Sono segni poco specifici e possono avere altre cause. Né un elenco né una foto bastano per capire cosa c'è: serve una visita con esame visivo e radiografia.
Cause
Perché si sviluppa
La placca batterica che si accumula tra impianto e gengiva è il fattore con l'evidenza più solida, soprattutto per la fase iniziale. Quando i batteri persistono, l'infiammazione può estendersi all'osso.
Sovraccarico meccanico
Un modello proposto in letteratura (Albrektsson et al., Frontiers in Immunology, 2023) collega la perdita tardiva anche al sovraccarico, alla corrosione e alla crescita dell'epitelio lungo l'impianto. Gli autori presentano parte di questi meccanismi come ipotesi. Una protesi consumata, un dente perso che cambia la masticazione o il bruxismo possono modificare i carichi sull'impianto.
Rischio
Fattori che aumentano il rischio
Gli studi descrivono associazioni medie in gruppi di pazienti. Un fattore di rischio aumenta la probabilità nel gruppo e non stabilisce cosa accadrà a una singola persona.
Fumo
Una sintesi dell'ITI (International Team for Implantology) sulle meta-analisi indica per i fumatori un rischio di perimplantite circa doppio rispetto ai non fumatori, con certezza moderata. Il fumo non è una controindicazione assoluta all'impianto: se ne parla in visita, insieme ai controlli successivi. Il fumo tra i fattori valutati prima dell'intervento: controindicazioni all'impianto dentale.
Diabete
Il diabete poco controllato è descritto come indicatore di rischio, con un'associazione meno solida di quella del fumo. La gestione della glicemia spetta al medico curante; in visita si valuta il quadro complessivo. Che cosa dicono gli studi sul diabete e gli impianti: controindicazioni all'impianto dentale.
Parodontite pregressa
Alcuni studi trovano più perimplantite in chi ha avuto parodontite, altri non la confermano in tutte le analisi: le evidenze sono in parte discordanti. Per questo lo stato delle gengive si valuta prima dell'impianto e si segue nel tempo.
Igiene intorno all'impianto
Intorno a un impianto e alla sua protesi ci sono spazi che lo spazzolino non raggiunge. Gli strumenti adatti, come scovolini e filo interdentale, dipendono dal tipo di protesi e li indica l'igienista dopo averla vista.
Diagnosi
Come la riconosce il dentista
Nello Studio il controllo si fa con l'esame visivo e con le radiografie. Si osservano il colore e il volume della gengiva, la presenza di gonfiore, sanguinamento o pus e la posizione del margine gengivale intorno all'impianto.
Le radiografie permettono di confrontare il livello dell'osso nel tempo: dopo l'inserimento un lieve assestamento osseo iniziale è normale, e la perimplantite si riconosce quando la perdita va oltre.
Per questo i controlli con radiografie di riferimento servono anche quando l'impianto non dà alcun fastidio.
Trattamento
Cosa si può fare
Il trattamento dipende dal grado di perimplantite. Più viene individuata presto, più le opzioni sono conservative.
Si parte dalla pulizia professionale e dalla decontaminazione della superficie dell'impianto, con l'applicazione di prodotti disinfettanti e antibatterici. A seconda del caso si usano strumenti diversi per pulire la superficie, come laser, getto di acqua e polvere, spazzolini e frese specifiche per il titanio. Può essere associata una terapia farmacologica locale, con l'inserimento di medicazioni nello spazio tra gengiva e impianto.
Quando serve un intervento chirurgico, si accede alla zona per ripulirla. Nelle fasi avanzate si può ricorrere alla chirurgia rigenerativa, che ha l'obiettivo di ricostruire una parte dell'osso perso, oppure alla chirurgia resettiva, che rende pulibile la superficie dell'impianto rimasta esposta. In casi selezionati si arriva alla rimozione dell'impianto.
Il trattamento riguarda anche i fattori meccanici: la protesi può essere modificata, il bruxismo gestito e i carichi rivalutati.
La letteratura è prudente sull'esito. Una revisione Cochrane (Esposito et al., 2012) non ha trovato prove affidabili su quale trattamento sia il più efficace e osserva che la perimplantite può diventare una malattia cronica, con necessità di nuovi interventi. Gli stessi autori precisano che i trattamenti in uso possono funzionare e che gli studi disponibili erano di piccole dimensioni.
Prevenzione
Come ridurre il rischio nel tempo
Nella pratica significa igiene quotidiana a casa, igiene professionale con la cadenza stabilita dal clinico, controlli programmati con radiografia e una valutazione periodica dei fattori di rischio personali. Il percorso dopo l'intervento è descritto in Mantenimento degli impianti.
Corona mobile
La corona si muove: è perimplantite?
Non necessariamente. Una corona che si muove può dipendere da una vite allentata o da un problema della corona stessa, situazioni diverse dalla perimplantite. Se a muoversi è l'impianto, il problema riguarda il supporto dell'osso.
Da fuori le due situazioni non si distinguono: si valutano in visita, con esame clinico e radiografia.
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