Curriculum Vitae – Prof. Giuseppe Di Croce

Dott. Giuseppe Di Croce

  • responsabile amministrativo;
  • supervisore sterilizzazione

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna nel 1956.

Assistente Volontario presso il Reparto di Chirurgia Civile di Pescara.

Nel 1958 assistente incaricato nel servizio di Anatomia patologica nello stesso Ospedale dove svolge accurati studi di Anatomia Chirurgica.

Nel 1959 di nuovo assistente nel Reparto di Chirurgia Generale, continuando a svolgere ricerche e studi di anatomia chirurgica, che saranno utilissimi successivamente, per la padronanza della tecnica chirurgica di tutti gli apparati.

Insegnante di Patologia Medica e Chirurgica nella scuola di Infermiere e Puericultrici.

Nel 1973 diviene Primario Chirurgo di ruolo dello stesso Ospedale. In tale qualifica apporta diverse modifiche e miglioramenti alle varie tecniche chirurgiche applicate. Rivaluta ed applica a molti interventi chirurgici la tecnica di anestesia locale (con modestissime quantita di anestetico proprio in virtu delle cognizioni di anatomia): tipo ernie, laparoceli, varici, chirurgia vascolare degli arti, emorroidi, varicocele, ecc.

In virtu di una tecnica chirurgica anatomica esangue attua un programma di levata precocissima degli operati di qualsiasi tipo, onde evitare la possibilita di embolie postoperatorie.

Nella chirurgia d’urgenza dell’addome apporta innovazioni nella tecnica chirurgica delle lesioni settiche dell’intestino con anastomosi immediata, pur in presenza di alterazioni tali nella parete intestinale da rendere sicuramente ineluttabile la deiscenza, con tutte le conseguenze catastrofiche.

Ha attuato esofagoplastica con tecnica di anastomosi vascolari del capo distale della plastica con anastomosi cervicale, sia attuata con tubulizzazione dello stomaco, sia con il colon: tale rivascolarizzazione permette sempre di ovviare alla possibilita di scarsa sanguificazione, data lunghezza, del capo anastomizzato con possibilita di deiscenza.

Modifica della tecnica chirurgica dell’ernioplastica onde evitare l’applicazione di retine di rinforzo che possono provocare intolleranze e nel caso di materiale riassorbibile, rendere precaria la tenuta della plastica.

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